San Bernardino da Siena e l’Oratorio dei Disciplini di Clusone

Nella metà del XV secolo l’oratorio dei Disciplini a Clusone venne dedicato a S. Bernardino da Siena (1380-1444), invece che al Mistero dell’Annunciazione come era stato fino ad allora, per la grande eco che la predicazione del francescano ebbe nella bergamasca. Dall’intitolazione, S. Bernardino divenne una presenza costante nella devozione dei Disciplini, sia per il suo esempio in vita sia per le sue predicazioni ricordate dopo la morte. Il santo potè guadagnarsi tanta ammirazione tra i Disciplinati, grazie ai suoi trascorsi da Penitente («a diciassette anni s’iscrisse alla “Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria” che operava presso l’Ospedale della Scala» ), ed alla sua innata inclinazione all’assistenza dei più deboli . Ma dopo un lungo ritiro nell’eremo di Seggiano dal 1405 al 1417,  dopo aver ricevuto la “grazia” di esser guarito da un grave difetto di pronuncia , Bernardino si dedicò al ministero della predicazione avvicinandosi ai frati minoriti dell’Osservanza. In questo periodo, sul finire del Medioevo, il centro nord Italia era sconvolto dall’annoso e fratricida scontro tra Ghibellini e Guelfi; proprio a questo dramma si dedicò principalmente la predicazione di Bernardino, che dalla natia Toscana venne inviato in Lombardia , dove lo scontro era più cruento. L’arrivo del santo nella città di Bergamo, ci è descritto come particolarmente difficoltoso nel libro di padre Vittorino Facchinetti :«uno storico particolarmente attendibile ci descrive gli inizi davvero poco incoraggianti della sua predicazione». Ma ben presto Bernardino conquistò il popolo bergamasco con le sue ferventi prediche dal pulpito, tanto da lasciare importanti testimonianze ancora oggi.

Infatti sulla porta d’ingresso della chiesetta dell’oratorio di Clusone vi è un simbolo molto caro al santo senese: un sole a dodici raggi con al centro tre lettere, che dapprima rappresentavano il monogramma delle lettere di Gesù Cristo , successivamente venne interpretato come la missione salvifica del Cristo, “Iesus Hominum Salvator” . San Bernardino ne fece il suo simbolo e nelle sue predicazioni esortava le famiglie rivali, ghibelline o guelfe che fossero, ad affiancare sui loro vessilli, accanto allo stemma nobiliare, il Santo Nome di Gesù. Così sintetizza Ginzburg la forza della predicazione di Bernardino: «elargiva al pubblico un’oratoria semplice, facilmente pittoresca, attenta ai fatti minuti della vita quotidiana, incline alla morale pratica più che all’illustrazione dei grandi temi religiosi» . Sembra che il santo sia passato anche per Clusone, laddove gli storici locali  ci descrivono un terreno di scontro tra i guelfi e i ghibellini del vicino castello di San Lorenzo; «S. Bernardino da Siena, durante il suo lungo soggiorno a Bergamo, venne ripetutamente a Clusone e riuscì a rappacificare le due fazioni, ottenendo l’abbattimento dei fortilizi» . San Bernardino è quasi sempre rappresentato dalle arti visive con in mano una tavoletta con disegnato il suo simbolo, che veniva fatta baciare dai fedeli al termine delle prediche. «Nel 1427 san Bernardino fu convocato a Roma perché accusato di eresia, […]. L’accusa più grave era quella d’idolatria, perché si sosteneva che il Santo facesse adorare una tavoletta di legno» ; più probabilmente Bernardino finì nel mirino della Santa Inquisizione per i suoi continui attacchi alla condotta dell’alto clero e ad una Chiesa romana che, più che pacificatrice e portatrice di concordia, era impegnata in continue guerre e nel supporto delle fazioni amiche . Dal processo che ne seguì, Bernardino uscì senza colpa e con la viva ammirazione dell’allora Papa Martino V (14-1431), ma rimase un personaggio scomodo, a cui il fallito tentativo di scomunica aveva dato ancora più risonanza. Morì predicando la necessità delle crociate per salvare la cristianità, una questione importante per gli uomini di quel tempo, certo più facile da affrontare rispetto alle spinose divisioni della cristianità e ai peccati della Chiesa. Qualche tempo dopo, nel 1450, San Bernardino  venne canonizzato, dando il via ad una rapidissima diffusione della sua venerazione; nel suo nome si fondarono confraternite, si eressero edifici religiosi e si dipinsero opere votive. Come detto l’oratorio dei Disciplini di Clusone venne immediatamente dedicato al santo senese e al suo interno ancora oggi si conservano, immutati nel tempo, i tributi artistici che gli furono votati. Appena sopra l’arco della porta d’ingresso della chiesetta dell’oratorio troviamo una “lapide”, datata 1492, che reca inciso il simbolo di San Bernardino, il sole a dodici raggi e le tre lettere relative al nome di Cristo .

Il simbolo caro al santo è dipinto in più esemplari anche sotto la volta del porticato antistante l’oratorio, che sicuramente costruito postumo, può essere stato fatto costruire su ordine del Borromeo in seguito alla sua visita , oppure nel 1673 con l’opera di rialzamento dell’edificio . Il fatto che al termine del XVI secolo si sentisse ancora la necessità di  decorare il porticato con immagini relative a San Bernardino ci dimostra come la considerazione dei disciplini nei suoi confronti sia rimasta forte nonostante il passare del tempo .

Sicuramente più antica, probabilmente eseguita verso la metà del XV secolo, è una statua lignea raffigurante il santo con il suo immancabile simbolo nella destra e un libro sacro nella sinistra . L’opera, eseguita da Francesco Belinzeri , è rivestita di un saio dorato che esalta il volto severo ed austero del santo, quasi un invito al peccatore a pentirsi davanti a Dio. Sempre all’interno delle varie stanze,  di cui si dotò l’oratorio in seguito ai vari ampliamenti, sono numerosi i riferimenti al santo con continue raffigurazioni della sua persona  o del suo simbolo.

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